Ci sono progetti che nascono da un’idea di un insegnante e altri che prendono forma da una richiesta degli studenti. “Spezzate – Amore senza amore.” appartiene alla seconda categoria. Ed è forse proprio questo l’aspetto che mi rende più orgoglioso del lavoro appena concluso.
Tutto è cominciato circa due anni fa, durante il corso di formazione sulla produzione audiovisiva che organizzo nell’ambito delle attività di ITT TV, il canale YouTube dell’Istituto Tecnico Tecnologico “Leonardo Da Vinci” di Viterbo. Alcuni ragazzi, che attraverso il corso entrano a far parte del Team di Produzione Audiovisiva, mi hanno proposto di realizzare una sorta di vademecum sulla violenza di genere: uno strumento pensato dai giovani e rivolto ai loro coetanei, per imparare a riconoscere i segnali di una relazione violenta, comprendere determinati comportamenti e, soprattutto, sapere come prevenirli e affrontarli.
Una proposta che meritava di essere presa sul serio.
Dall’idea al documentario
Per affrontare un argomento così delicato non sarebbe bastato raccogliere informazioni e trasformarle in un semplice video divulgativo. Era necessario ascoltare persone con competenze ed esperienze diverse, capaci di raccontare il fenomeno da prospettive complementari.
Il collega Francesco Salerno, che ha curato la sceneggiatura del documentario, ha quindi coinvolto:
- Giulio Cristofori, Vice Dirigente della Squadra Mobile di Viterbo – Polizia di Stato;
- Barbara Longo, Direttrice UOC Psicologia – ASL Viterbo;
- Marta Nori, Presidente dell’Associazione Kyanos;
- Luciana (nome di fantasia), una donna che ha vissuto direttamente un’esperienza di violenza e che ha accettato di raccontarla.
Quattro voci, quattro prospettive differenti, unite dalla volontà di contribuire a una maggiore consapevolezza.
Il documentario si sviluppa interamente attraverso queste interviste, che accompagnano lo spettatore nell’esplorazione delle dinamiche della violenza, dei campanelli d’allarme, dei comportamenti da non sottovalutare e delle possibili vie d’uscita, senza tralasciare le conseguenze che queste esperienze possono lasciare.
Due anni di lavoro, un messaggio importante
Realizzare questo documentario ha richiesto circa due anni. Un tempo lungo, fatto di progettazione, ricerca, contatti, interviste e lavoro audiovisivo. Ma soprattutto un percorso durante il quale i ragazzi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con una realtà complessa, andando oltre gli stereotipi e le semplificazioni.
Il risultato è “Spezzate – Amore senza amore.“, un documentario di circa 35 minuti, il primo di questa natura interamente prodotto dagli studenti del Team di Produzione Audiovisiva della scuola.
Non abbiamo la pretesa di fornire risposte semplici a un problema che semplice non è. Vorremmo piuttosto offrire uno strumento di conoscenza e riflessione, capace di aiutare soprattutto i più giovani a riconoscere situazioni potenzialmente pericolose, a non confondere il controllo con l’amore e a comprendere che chiedere aiuto non è mai un segno di debolezza.
C’è una cosa che ritengo particolarmente significativa: questo documentario non è nato per celebrare una ricorrenza o per riempire uno spazio nel calendario delle attività scolastiche. È nato perché alcuni ragazzi hanno sentito il bisogno di affrontare un tema che riguarda la loro generazione e hanno scelto di farlo attraverso il linguaggio che conoscono e amano: quello delle immagini.
È proprio questo, in fondo, uno degli obiettivi più importanti dell’educazione audiovisiva: insegnare a utilizzare una telecamera, un microfono e un programma di montaggio, ma soprattutto aiutare i ragazzi a trasformare le proprie idee in qualcosa che possa comunicare, far riflettere e lasciare un segno.
Il documentario è online
Desidero ringraziare il mio collega Francesco Salerno per il lavoro di sceneggiatura e per aver accompagnato narrativamente il progetto, ringrazio anche Caterina Cappelloni e tutti gli studenti che, in questi due anni, hanno contribuito alla sua realizzazione.
“Spezzate – Amore senza amore.” è liberamente visibile su YouTube.
Buona visione. E, soprattutto, buon ascolto.
